Febbraio 2009
Una legge giusta per il fine vita
di Luigi Viventi
L’invadenza mediatica e la speculazione politica che si sono
scatenati nella vicenda di Eluana Englaro, mi avevano indotto a
ritenere che il comportamento più giusto fosse quello di rimanere in
silenzio; poi però ho pensato che chi ricopre un ruolo pubblico ha
il dovere, soprattutto in circostanze come questa, di esprimere con
chiarezza la propria opinione.
I casi come quelli di Eluana mettono infatti sicuramente a dura
prova le nostre certezze e ci costringono a fare i conti con le
nostre coscienze anche perché non esiste al riguardo una verità
scientifica che possa aiutare a prendere la decisione più giusta:
nessuno oggi può infatti affermare con assoluta certezza se in
questi casi siamo in presenza di una vita umana cosciente (quindi
anche intellettiva e volitiva oltre che vegetativa) oppure no e se
si, quale sia il grado di coscienza.
Nel dubbio riterrei comunque razionale, anche per chi non ha il dono
della fede, optare per la difesa della vita.
Ritengo che la maggior parte degli italiani avevano già compreso che
Eluana sarebbe morta soltanto perché a lei, secondo una sentenza di
un Tribunale, sarebbe stata tolta l’alimentazione e non quindi per
la sospensione di una qualche inumana forma di accanimento
terapeutico.
Lo aveva capito bene anche il capo del governo italiano Silvio
Berlusconi, che, sempre attento a scrutare gli umori della gente, da
una inerzia presso che totale ed un silenzio assordante durati
alcuni mesi, era passato di colpo ad un frenetico attivismo volto ad
ottenere, o per decreto o per legge, l’annullamento del protocollo
con cui si stabiliva di staccare il sondino che alimentava Eluana.
Noi dell’UDC da sempre siamo, senza incertezze e senza divisioni
interne, favorevoli ad ogni iniziativa tendente a difendere la vita
umana dal suo concepimento alla morte e pertanto avevamo deciso di
sostenere il tentativo (pur tardivo) di salvare la vita di Eluana.
Ora che purtroppo questo obiettivo non è più raggiungibile per
l’epilogo avuto dalla vicenda stessa, riteniamo che non sia più
rinviabile da parte del Parlamento l’approvazione di una legge
equilibrata per il fine vita (come da mesi l’UDC propone) che
scongiuri per il futuro il ripetersi di casi così drammatici.
Si lascino da una parte le accuse e gli insulti reciproci e si
recuperi, da parte di tutti, la serenità e l’equilibrio necessari
per affrontare un tema così delicato per dare all’Italia una legge
giusta e rispettosa della vita umana.
Ancona, lì 16 febbraio 2009
Capogruppo UDC Regione Marche
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