di Luigi Viventi

L’invadenza mediatica e la speculazione politica che si sono scatenati nella vicenda di Eluana Englaro, mi avevano indotto a ritenere che il comportamento più giusto fosse quello di rimanere in silenzio; poi però ho pensato che chi ricopre un ruolo pubblico ha il dovere, soprattutto in circostanze come questa, di esprimere con chiarezza la propria opinione.

I casi come quelli di Eluana mettono infatti sicuramente a dura prova le nostre certezze e ci costringono a fare i conti con le nostre coscienze anche perché non esiste al riguardo una verità scientifica che possa aiutare a prendere la decisione più giusta: nessuno oggi può infatti affermare con assoluta certezza se in questi casi siamo in presenza di una vita umana cosciente (quindi anche intellettiva e volitiva oltre che vegetativa) oppure no e se si, quale sia il grado di coscienza.

Nel dubbio riterrei comunque razionale, anche per chi non ha il dono della fede, optare per la difesa della vita.

Ritengo che la maggior parte degli italiani avevano già compreso che Eluana sarebbe morta soltanto perché a lei, secondo una sentenza di un Tribunale, sarebbe stata tolta l’alimentazione e non quindi per la sospensione di una qualche inumana forma di accanimento terapeutico.

Lo aveva capito bene anche il capo del governo italiano Silvio Berlusconi, che, sempre attento a scrutare gli umori della gente, da una inerzia presso che totale ed un silenzio assordante durati alcuni mesi, era passato di colpo ad un frenetico attivismo volto ad ottenere, o per decreto o per legge, l’annullamento del protocollo con cui si stabiliva di staccare il sondino che alimentava Eluana.

Noi dell’UDC da sempre siamo, senza incertezze e senza divisioni interne, favorevoli ad ogni iniziativa tendente a difendere la vita umana dal suo concepimento alla morte e pertanto avevamo deciso di sostenere il tentativo (pur tardivo) di salvare la vita di Eluana.

Ora che purtroppo questo obiettivo non è più raggiungibile per l’epilogo avuto dalla vicenda stessa, riteniamo che non sia più rinviabile da parte del Parlamento l’approvazione di una legge equilibrata per il fine vita (come da mesi l’UDC propone) che scongiuri per il futuro il ripetersi di casi così drammatici.

Si lascino da una parte le accuse e gli insulti reciproci e si recuperi, da parte di tutti, la serenità e l’equilibrio necessari per affrontare un tema così delicato per dare all’Italia una legge giusta e rispettosa della vita umana.


Ancona, lì 16 febbraio 2009
Capogruppo UDC Regione Marche


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